Qualche mese fa un mio messaggio rigorosamente anonimo riportava il ritornello di questa canzone sul tuo blog.
Ti ho scritto il ritornello di questa canzone in quel messaggio anonimo per via di questo film.
Sono contenta di riuscire ancora a sorprendermi per quanto abbiamo in comune.
Si si ridi pure. Un infinito di sciocchezze uguali. Stessi film, canzoni e citazioni.
Gusti no, tranne per il fatto che ad entrambi fa schifo la sottoscritta.
Il mio film del cuore sarebbe stato 388giornidirichieste.
Sono geniale.
author's note: this is a work of fiction. Any resemblance to persons living or dead is purely coincidental.
Non riuscirò mai a farti cambiare idea.
In serate come questa, dove mi accorgo che non esiste persona al mondo che non mi sopporti, riesco a pensare solo a te. Ti ho fatto perdere la testa due volte e ora non c'è niente di me che ti trattenga qui con me.
E non so cosa scatti nella mia testa ma l'unica cosa che so è che non mi vuoi.
Fa male. Fa male come un pugno allo stomaco. Così forte da farmi cadere in milioni di pezzi. Spaccata. Sola.
E allora maledico tutti per come sono.
Riesco ad incastrarmi con le mie mani.
Perchè tu non hai capito che più che nel mio letto ti vorrei qui con me a ridere.
Prendendomi in giro per come piango magari.
Per il naso rosso e gli occhi che diventano fosforescenti.
Mi spiace per come sono.
Mi spiace perchè la cosa che mi riesce meglio è che non so essere più sbagliata di così.
Ero in metropolitana con la mia borsa sulle ginocchia.
Il borsone da weekendfuoricasa tra i piedi.
Il tizio davanti a me fissava insistentemente come masticavo la cicca, tanto che stavo per offrirgliene una.
Una coppia di quindicenni, di fianco a me, parlavano animatamente della frequenza che un essere umano dovrebbe avere nel fare la doccia.
Sicuramente erano ispirati dall'odore acre e intenso che ci faceva compagnia.
Fermata Cadorna. Fermata Cadorna.
I ragazzi scendono di corsa e sale un uomo di mezza età che viene fatto sedere da una bellissima nigeriana, che ha dei vistosissimi orecchino oro. Rumorosi.
L'uomo si siede in preda al caldo e sicuramente turbato da qualche preoccupazione.
Si alza sbandando per l'accelerazione. Abbassa il finestrino e un vento fortissimo mi scompiglia i capelli.
Fisso il nero fuori dal finestrino e la vedo.
Vedo una ragazza più o meno della mia età.
I capelli raccolti con dei ciuffi che cadono insistentemente sulla fronte e che tempestivamente vengono spostati dietro l'orecchio.
Occhi verdi scuro e sguardo basso.
Una collanina tra le mani che attorciglia intorno al medio e l'indice.
Delle cuffie rosse alle orecchie.
L'altra mano segue il ritmo della canzone che sta ascoltando.
Mi immagino la sua vita.
Torna con la metropolitana perché il suo ragazzo abita lontano. Si spiega il perché di tutte quelle cose che si porta dietro.
Rientra a casa dopo due giorni fuori.
Cena di venerdì con gli amici di lei, a cui lui non è mai piaciuto.
Cena di sabato con gli amici di lui che amano lei da quando l'hanno incontrata la prima volta.
Tanto vino rosso e lotte sotto il piumone.
Ed è arrivata la domenica, e la ragazza si è trascinata faticosamente alla sera prima del lunedì.
La depressione e la frustrazione regnano su di lei sotto forma di una via e un posto di lavoro.
Insoddisfacente.
Quelle otto ore di reclusione le stanno strette, dietro a quella maledetta scrivania. Pronta a dire sempre si.
E lei odia dire sempre si.
In bilico tra il volere una vita così e doverla avere per forza.
Ossessionata dai se e i ma.
E poi i segni di una mente instabile.
Si può volere qualcosa che non si sa nemmeno com'è?o com'è diventata?
Si sveglia ogni mattina e si addormenta ogni sera con in testa una persona diversa da quella con cui divide il letto.
E ha continui flash e dejàvu sulle sue ossessioni.
Canzoni, persone, nomi e segni zodiacali. Messaggi scritti su post-it di almeno due anni prima.
Ecco, ancora Such Great Heights. Si è dimenticata di toglierla dall'ipod. Come tutte le altre del resto.
Dovrebbe cancellare i 25 più ascoltati per evitare di pensarlo in qualsiasi momento.
Peccato esseri perfetti per tutti tranne che per lui.
Tra 13 giorni sarà il suo compleanno e vorrebbe essere ancora piccola quando tutto sembra molto più tragico, ma almeno non così.
qualcuno diceva "si stava meglio quando si stava peggio"
e allora perché accontentarsi di una vita così semplice e scontata?
prende in mano il telefono e sono sicura che vorrebbe scrivere al mondo che si è stufata.
che devono stare tutti attenti.
che prima o poi deciderà di andarsene.
allora scrive un messaggio che non verrà mai letto.
Lo scrive di getto stringendo arrabbiata il cellulare. Poi cancella tutto e lo ributta in borsa.
Ascolta la canzone.
I hope this song will guide you home
la verità ragazzi è che non saprei davvero a chi mandarlo.
QUENTIN TARANTINO è UN FOTTUTO GENIO.
UN MANIACO DELL'ASSURDO E DEL PARADOSSO.
ALLUCINANTE E SORPRENDENTE.
PER RIMANERE NELL'AMBITO DELL'ANORMALE -
TU NON HAI IDEA DI QUANTO MI FAI STARE MALE E DI QUANTO, IO LO SO, MI FARESTI STARE BENE.
LA FELICITà COSTA CARA,PERò.
ED IO SONO ANCORA IN DEBITO PER QUEL MINUTO.
Stasera ho cercato milioni di parole da mettere nero su bianco per buttarmi giù, su questo foglio.
Ho scritto, cancellato e corretto.
Un giorno qualcuno mi disse che in inglese le frasi suonano sempre meglio e sono meno impegnative.
Accetterei il tuo consiglio come farei con la mia testa per non pensarti.
Meglio l'italiano e tutte le conseguenze del caso.
E così te ne vai e io ho il mio addio.
Non mi aspettavo andasse così, perchè ho sempre creduto di poterti convincere a darmi altre possibilità. Per essere me con te.
Essere nuovi e magari incompatibili ma almeno provandoci.
Avrei scoperto volentieri se sarei riuscita a non innamorarmi di te ancora.
Se avrei resistito al tuo modo di fare e al suono della tua voce.
Mettiamo un punto e la parola fine ad una cosa che non so se riuscirò davvero a non continuare.
Perchè tu sei il mio sogno impossibile e il massimo a cui aspirerei.
Perchè non sei più quello di un tempo, ma non ce la faccio a non pensarti almeno un pochino.
Avrei voluto un finale migliore o anche peggiore, ma sicuramente non questo.
Ucciderò a pugnalate la speranza di farti ridere con una battuta o rendermi completamente disponibile nel caso tu avessi bisogno.
Sarei una di quelle persone che potresti chiamare alle 3 di notte e correrei da te.
Che ti cucinerebbe la cena, il pranzo e ti regalerebbe la maglietta dei Fightstar.
Quella che non senti sempre ma che per un caffè o una chiaccherata davanti ad una giostra spenta è sempre pronta, ma non sarà così.
Mi sono illusa di troppe cose crogiolandomi nelle mie colpe e convincendomi che forse saresti riuscito a vedermi per quello che sono.
Rimarrò qui, evitando di farti stuprare la mia mente fino a che il tempo non mi farà rassegnare alla tua mancanza.
E te ne andrai come farai tra poche ore.
Cito “londra ha il clima adatto ai fantasmi”
un altro scusami sussurrato con la voce spezzata e tu non ci sei più.
Ho riletto la posta della mia ex amica di giochi PERDOBUSSOLA.
Lei sì che aveva una soluzione a tutti i suoi problemi.
Riusciva ad autoconvincersi di talmente tante cose che quasi quasi anche gli altri sembravano seguirla.
Sono perfino convinta che più volte abbia pensato di essere felice. Beata.
Scriveva senza vocali, abbreviando tutto.
Aveva paura di avere poco tempo e di dover dire tante cose, per questo si dava da sola della logorroica.
Ho riletto l'ultima delle sue ultime mail. Prima o poi ne verrà fuori un libriciattolo stile diario che finirà sugli sconti 95% della Feltrinelli insieme a "Ho voglia di te" e "100 colpi di spazzola prima di andare a dormire".
"Diario di due o più vite" o "Ma non c'è fine all'essere sfigata?".
Tra i ringraziamenti metterò il tuo cadavere.
So che volente o nolente la vita è un palcoscenico e ho capito che la parte che devo recitare è triste.
Sarò sempre in conflitto tra quello che voglio e quello che posso avere.
Non coincideranno mai, tanto vale accettarlo.
"il fatto che ti amassi non comporta il dover amare la tua assenza"
ps: volente o nolente - voglio imparare a coniugare questo verbo. Illuminatemi.
Credo che l'inferno sia come una grande fila per pagare un ticket dove aspetti in eterno.
Ti scappa la pipì ma il bagno è rotto.
L'unico cazzo di giornale che hai è un Metro già letto e con la pagina delle parole crociate strappata.
Di fianco hai un gruppo di vecchiette.
Il genere che sudano e si lamentano e che con un accento pugliese tentano di attaccare bottone e non la piantano di fissarti storto.
L'inferno è una bottiglietta d'acqua calda e il sole sopra la tua testa.
E' l'eterno gioco di ruolo in cui vinco sempre. Ed io odio vincere.
Sono otto ore di lavoro della mia vita normale.
Sono le restanti ore del giorno dove mi divido tra il fare la brava figlia ed esserlo davvero.
L'inferno continua ad avere le mie sembianze.
Il mio inferno sono io.